| A rischio il trend rialzista dell'Eur-Usd. |
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| Scritto da Redazione ForexItalia. | |||
| Lunedì 25 Gennaio 2010 09:31 | |||
Dopo aver sfondato nel mese di novembre 2009 la soglia di 1,50, il cross euro/dollaro ha avviato un movimento discendente fino ad arrivare a toccare nelle ultime ore il livello di 1,41, ovverosia valori registrati a cavallo tra il mese di luglio e quello di agosto 2009. La rimonta del biglietto verde non appare solo legata a fattori di natura speculativa, ma anche i fondamentali, e le differenze in termini di crescita economica tra gli Stati Uniti e l'area euro, sembrano infatti aver innescato quello che alcuni analisti tecnici di grido hanno oramai definito come un breakout ribassista di medio periodo. Sono due, in particolare, i fattori che possono far pensare per le prossime settimane ad un ulteriore indebolimento della moneta unica rispetto al dollaro: in primis, nell'eurozona la crisi finanziaria ed economica ha messo sotto pressione i conti pubblici; l'aumento del deficit, in particolare, ha portato alla ribalta la situazione della Grecia, ed ha fatto di conseguenza scattare un campanello d'allarme anche per quel che riguarda il ritiro delle misure di stimolo. La cosiddetta "exit strategy", infatti, rischia di essere messa in atto dai singoli Paesi solo quando l'economia tornerà ad essere robusta, ed in particolare solo quando il mercato del lavoro ed il livello degli investimenti privati sarà tale da permettere che i Governi ritirino la liquidità dal mercato. A questo fattore di debolezza e di incertezza, che si ripercuote sull'euro, si aggiunge anche la questione relativa al differenziale di crescita tra Europa e Stati Uniti: l'America, in linea con quanto emerge dagli ultimi dati macro, si candida infatti ad uscire prima del Vecchio Continente dal tunnel della recessione, ed in ogni caso il tasso di crescita del prodotto interno lordo, nel 2010, in base alle stime ed alle previsioni degli analisti, potrebbe anche essere doppio negli Usa rispetto all'eurozona. Ma le notizie sfavorevoli per l'euro sono recentemente giunte anche dal fronte politico a stelle e strisce: la vittoria elettorale dei repubblicani in Massachusetts, unitamente al persistente calo della popolarità di Barack Obama, rende più difficile e pieno di insidie il percorso che ha intrapreso l'Amministrazione Usa per la riforma del sistema sanitario. L'approvazione definitiva di questo provvedimento, infatti, costerebbe agli Stati Uniti all'incirca mille miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, e di sicuro a cose fatte le ripercussioni sul dollaro non sarebbero positive. Oltre ai fattori indicati, favorevoli all'ascesa del dollaro rispetto all'euro, c'è anche quello relativo alla crescita dell'economia tedesca, che dovrebbe rappresentare nell'eurozona la locomotiva in grado di trainare il ciclo, ma per il momento le prospettive non sono delle più rosee, visto che il prodotto interno lordo 2010 dovrebbe crescere ma non oltre il livello dell'1,5%. Che il ritmo di crescita in Germania sia lento viene confermato anche dall'ultima rilevazione sull'indice Zew di gennaio 2010 che si è attestato ben sotto il livello dei 50 punti e sotto le previsioni di consenso formulate dagli economisti.
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