| Grecia e Portogallo devono sistemare il deficit. |
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| Scritto da Redazione ForexItalia | |||
| Martedì 19 Gennaio 2010 09:15 | |||
In Grecia il Governo locale non potrà più commettere nessun passo falso. C'è infatti in gioco la credibilità dell'intera eurozona, ma anche quella della valuta europea, e non a caso l'Eurogruppo al Paese ellenico ha lanciato un vero e proprio ultimatum sia al fine di risanare i conti pubblici, sia per fornire ai mercati ed alla comunità finanziaria dati certi, chiari e trasparenti sulle proprie finanze. C'è infatti il rischio, così come sta avvenendo in questi ultimi giorni, che l'euro inizi a cedere posizioni progressivamente sia nei confronti dello yen, sia contro il dollaro che troverebbe in pratica nella Grecia un valido "alleato" per non perdere ulteriori posizioni contro la valuta europea. Il Governo greco ha promesso di riportare il deficit sotto il livello del 3% entro l’anno 2012, ma i rischi ed i dubbi in merito all’efficacia delle misure annunciate, che potrebbero essere strutturali solo sulla carta, potrebbero innescare, in caso di un mancato raggiungimento degli obiettivi di risanamento, una sorta di effetto "contagio" in tutta l'eurozona con conseguenze negative sull'euro che sarebbe destinato a deprezzarsi. Non solo la Grecia, ma anche il Portogallo, in virtù del loro elevato livello del debito pubblico, rischiano di entrare in una sorta di circolo vizioso; in pratica il rischio è che le risorse statali servano solamente a coprire periodicamente solo gli interessi sul debito pubblico, con la diretta conseguenza che nelle casse ci sarebbe poco o nulla da destinare al rilancio ed allo sviluppo dell'economia interna. Ecco perché l'Eurogruppo in queste ultime ore sempre aver inasprito la propria linea di fermezza nei confronti di una situazione che da un lato mette a rischio la ripresa nell'area euro, e dall'altro rinvia probabilmente di qualche mese l'avvio della cosiddetta "exit strategy", ovverosia il ritiro di quelle misure a sostegno del corretto funzionamento dei mercati, dell'economia e del sistema bancario messe in atto dai singoli Stati nella fase più acuta della crisi finanziaria. Non a caso Dominique Strauss-Kahn, numero uno dell'FMI, il Fondo Monetario Internazionale, ha lanciato un monito in merito alla possibilità che le misure di stimolo vengano ritirate troppo in anticipo. Secondo Strauss-Kahn, infatti, la ripresa è fragile, e solo quando dal fronte occupazionale inizieranno ad affiorare chiari segnali di inversione di tendenza si potrà parlare di exit strategy, altrimenti è alto il rischio di quello che il numero uno dell'FMI ha definito come un "doppio minimo", ovverosia il ritorno ad una nuova fase di recessione intervallato dalla congiuntura attuale rappresentata da un ripresa lenta e faticosa, quasi strisciante. Non basta inoltre solo lo scenario positivo sull'occupazione a ridurre i rischi di una nuova recessione; serve infatti anche una adeguata ripresa della domanda priva che, sempre secondo secondo Strauss-Kahn, sia in grado di controbilanciare il ritiro delle misure di stimolo da parte di ogni singolo Stato.
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