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Se si discute di trading e di
finanza non possiamo esimerci dal far riferimento alla forte crisi che sta
scuotendo l’intero settore e che si profila addirittura peggiore di quella del
1929.
Il 2009? Un altro anno difficile e
pieno di incognite. Una via per uscirne? Rigore, trasparenza, ritorno alla
semplicità e visione strategica.
Gabriele Cacciamani, partner di
Anemon Finance e membro della Direzione Commerciale dell’Azienda ipotizza un
ritorno alla coerenza e all’equilibrio di pensiero per l’intero settore
finanziario nazionale e non solo, come viatico per agevolare l’uscita dal
tunnel. “Oggi sempre di più è necessario avere un quadro preciso dei problemi e
delle soluzioni e parlando dell’attuale crisi si ascoltano sempre di più
affermazioni demagogiche e approssimative che hanno molto di sconcertante. Quasi
costruito ad hoc per attrarre consenso politico o, peggio, per ingenerare paura
ed ansie nel mercato come se fosse la moda del momento richiamare spettri
malvagi portatori di immense sciagure”.
PUO’ APPROFONDIRE QUESTA SUA VISIONE?. Intendo dire che esiste un eccessivo
ricorso ai luoghi comuni più insipidi per tentare di fornire un’analisi della
crisi e dove questa ci potrebbe portare. Secondo questo tipo di approccio la
colpa dovrebbe ricadere solo ed esclusivamente su Banchieri, Finanzieri
d’assalto, Derivati e speculazione…
INTENDE DIRE CHE NON SONO QUESTE LE VERE CAUSE DELLA CRISI? A mio avviso ci
saranno stati dei concorsi di colpa anche di questi player di mercato, ma
sicuramente vi è stata una eccessiva generalizzazione. Oggi l’imputato numero
uno sembra essere la speculazione. Essa non è un male di per se ed è addirittura
essenziale per far girare l’intera economia in particolare le coperture a
termine e garantire i settori produttivi dalle repentine oscillazioni dei prezzi
di valute e materie prime... che comprometterebbero gli scambi internazionali.
A SUO AVVISO, ALLORA, DOV’E’ IL PROBLEMA? Le mie sono considerazioni di chi vive
il mercato in prima persona e si relaziona con una molteplicità di attori, tutti
diversi, del mercato finanziario, italiano e non solo italiano. A mio modo di
vedere, il problema non risiederebbe nella speculazione ma nelle regole e nella
loro vigilanza. La crescita della Finanza ha consentito lo sviluppo dei paesi
emergenti e grazie a questo, oltre 1 miliardo di persone sono uscite dallo stato
di povertà. Non è stato il libero mercato a fallire ma la sua interpretazione
come luogo di eccessivo libertinismo e dove al “pesce grande” viene consentito
di fare tutto! A mio avviso, altresì, servono regole chiare un sistema
efficiente di controlli e punizioni efficaci. In particolare nel nostro settore
valutario italiano.
CI ILLUSTRI BREVEMENTE COME DOVREBBE APPROCCIARSI UN INTERMEDIARIO IN CAMBI DEL
NOSTRO PAESE NEL CORSO DEL 2009: In linea con la personale visione che ritengo
di avere nel mercato attuale posso affermare che sarebbe utile focalizzarsi su
una forte tensione etica, sulla normativa di settore, pragmatismo, capacità di
fare, capacità di stimolare la collaborazione. Appaiono come cose banali ma vi
assicuro che non lo saranno. Sono ingredienti necessari in uno scenario che
richiederà scelte difficili, condivisione di sacrifici e armonizzazione. I veri
campioni saranno coloro che sapranno unire. I veri manager vincenti saranno
coloro che sapranno generare sinergie in grado di generare valore nel tempo e
tra settori contigui.
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