| Verso la parità fra euro e dollaro? |
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| Scritto da Redazione ForexItalia | |||
| Martedì 06 Luglio 2010 08:11 | |||
Secondo la maggior parte degli analisti valutari l’euro dovrebbe continuare ad indebolirsi nei confronti delle principali valute internazionali e potrebbe addirittura trovare la partita con il dollaro nel corso dei prossimi mesi. Dal nostro punto di osservazione riteniamo la valuta statunitense decisamente più debole rispetto a quella europea, tuttavia sono da considerare i problemi che fino ad oggi hanno spinto gli speculatori a scommettere contro l’euro. Le ultime due settimane si sono però rivelate in piena controtendenza, respingendo la valuta unica dai minimi intorno a 1.21 fino a portarla su 1.2550. Crediamo che questa fase rialzista possa avere un suo picco massimo individuabile a 1.2770. in merito alle previsioni degli analisti di Wall Street, Shaun Osborne, della TD Securities, sostiene che nel corso del terzo trimestre dell’anno l’euro possa raggiungere il livello di 1.13 nei confronti del dollaro ed avvicinarsi a 1.05 per la fine dell’anno. dall’inizio dell’anno l’euro ha perso il 15% nei confronti del dollaro, sui timori di collassi finanziari da parte di Irlanda e Grecia e Portogallo, tamponati alla bene meglio con i massicci interventi della Banca Centrale Europea culminati con il “piano salva euro” da 750 miliardi di euro. Secondo la CIBC di Toronto, il rapporto tra euro e dollaro continuerà a deprezzarsi fino a raggiungere il livello di 1.18 nel corso del terzo trimestre dell’anno, tuttavia, sempre secondo al CIBC, i prossimi sei mesti dovrebbero rappresentare il punto di inversione di tendenza del rapporto. Anche dal nostro punto di osservazione crediamo plausibile che nei prossimi sei mesi si possa raggiungere il cosiddetto “giro di boa” poiché i fondamentali dell’economia statunitense non risulteranno essere così solidi da permettersi una valuta così forte: due dei principali indicatori economici, l’indice ECRI ed il CMI Daily Growth Index, stanno segnalando un sensibile rallentamento dell’attività industriale e commerciale, sottolineando come sia altamente probabile la ricaduta in una nuova fase recessiva. Con queste premesse, gli ultimi sei mesi dell’anno dovrebbero rivelarsi molto turbolenti.
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