| Il Fondo Monetario Internazionale controlla lo yuan cinese. |
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| Scritto da Redazione ForexItalia | |||
| Martedì 27 Aprile 2010 08:07 | |||
Sulla questione riguardante una più libera fluttuazione dello yuan nei giorni scorsi è intervenuto anche l'FMI, il Fondo Monetario Internazionale che, in particolare, ha posto l'accento nel corso di una conferenza stampa su come Pechino si stia muovendo nella direzione di un rafforzamento della propria valuta. Per l'FMI, non a caso, la rivalutazione dello yuan viene considerata come "altamente desiderabile" in quanto in questo modo il gigante asiatico potrebbe bilanciare la propria domanda ed interscambio commerciale attualmente tutto orientato alle esportazioni in virtù del fatto che lo yuan, sostiene il Fondo, risulta essere "nettamente sottovalutato". In particolare, a margine della presentazione del rapporto semestrale relativo al World Economic Outlook, il Fondo Monetario Internazionale ha sottolineato come le fluttuazioni valutarie sulla base degli andamenti di mercato possano contribuire a sostenere il rilancio della ripresa economica su scala globale. E se la Cina negli ultimi giorni ha lanciato segnali chiari di apertura verso una maggiore fluttuazione dello yuan, contestualmente dal fronte macroeconomico giungono dati che potrebbero porre un freno all'intento di rivalutare la valuta locale. A valere sullo scorso mese di marzo, infatti, la Cina ha riportato una forte crescita sia delle esportazioni, sia, in misura più ampia, delle importazioni. Questo ha causato per la Cina il primo deficit della bilancia commerciale da ben sei anni; per trovare un saldo negativo in Cina, calcolato come differenza tra import ed export, occorre infatti tornare indietro all'aprile del 2004. In particolare, secondo quanto riportato dall'Agenzia Nuova Cina, nel marzo scorso il gigante asiatico ha conseguito una crescita delle importazioni del 66% a $ 119,3 miliardi, mentre le esportazioni sono cresciute del 24,3% a $ 112,1 miliardi. Come diretta conseguenza il saldo della bilancia commerciale di marzo è negativo per $ 7,2 miliardi di dollari; trattasi di un dato che di certo non ha entusiasmato il Governo di Pechino sebbene gli analisti ritengano che il rosso della bilancia commerciale sia temporaneo. In ogni caso, una più libera fluttuazione dello yuan potrebbe contribuire a rendere in qualche modo strutturale il saldo negativo della bilancia commerciale visto che, in accordo con quanto sostengono sia il Fondo monetario internazionale, sia alla Casa Bianca, lo yuan sui livelli attuali favorisce in maniera artificiosa il mantenimento delle esportazioni cinesi su livelli elevati. Intanto il premier cinese Wen Jiabao ha sottolineato come il Paese debba fare di più in materia di energie rinnovabili fissando obiettivi più elevati per quel che riguarda la riduzione delle emissioni da qui al 2020; questo al fine di garantire sviluppo economico sostenibile e sviluppo sociale. E così, sebbene già la Cina sia in cima al mondo tra i Paesi che investono nelle rinnovabili, secondo il premier cinese Wen Jiabao servono più investimenti sia per abbattere le emissioni, sia per soddisfare il fabbisogno energetico crescente.
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