| Il rating sovrano influenza il Forex? |
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| Scritto da Redazione ForexItalia | |
| Mercoledì 31 Marzo 2010 08:03 | |
Potrebbe esserci qualche nuovo colpo di scena nei prossimi mesi per quel che riguarda i livelli di rating assegnati dalle Agenzie al debito sovrano dei Paesi dell’Eurozona. Dopo i downgrade sulla Grecia, nei giorni scorsi Fitch ha usato la scure anche sul Portogallo abbassando il rating sul debito a lungo termine ed alimentando le attese relative all'innesco di una vera e propria reazione a catena con declassamenti che potrebbero ora interessare altri Paesi europei nelle prossime settimane. In virtù di tale scenario, a farne le spese rischia di essere proprio l'euro, che nelle ultime 24 ore ha tirato il fiato contro il dollaro dopo aver testato al ribasso quota 1,33, ma che nelle scorse settimane ha fallito l’attacco alla soglia di 1,40, persa nelle fasi in cui il “caso Grecia” non era stato ancora ben gestito in sede europea. D'altronde la ripresa economica nell'Unione Europea è lenta, e ci vorranno diversi mesi, se non anni, affinché i conti di ogni singolo Paese dell'Eurozona tornino a rispettare fedelmente i vincoli del Patto di Stabilità. Intanto, la Grecia è tornata a sfidare i mercati lanciando un'emissione obbligazionaria per un controvalore pari a cinque miliardi di euro. A quanto pare l'offerta è stata interamente coperta visto che gli istituzionali hanno presentato offerte per complessivi sette miliardi di euro, ma in ogni caso i rendimenti che il Paese ellenico deve offrire per attirare i capitali sono doppi rispetto al Bund tedesco, cosa che chiaramente incide sulle finanze pubbliche già traballanti. La Grecia ha organizzato stavolta l'emissione forte della rete di protezione messa a punto dai Paesi dell'Eurozona; trattasi di un salvagente che nell'evenienza sarà lanciato ma che potrebbe anche non essere mai utilizzato. La formula di "salvataggio" è infatti costituita da prestiti bilaterali e dall'intervento finanziario del Fondo Monetario Internazionale al quale però la Grecia non si è ancora rivolta e potrebbe rinunciare a tale possibilità anche per i prossimi mesi. Nel complesso, l'uscita dell'Eurozona dal problema e dal rischio deficit sarebbe di certo agevolata da una crescita economica più robusta di quella attuale, ma la crisi degli ultimi due anni sembra aver intaccato fortemente, anche se con diverse intensità a livello geografico, la domanda di mercato e la capacità di spesa dei consumatori. Con la conseguenza che i beni, i livelli dei servizi e dei prodotti immessi sul mercato dalle imprese per soddisfare la domanda non sono ancora quelli pre-crisi. Ed è proprio la debolezza congiunturale che porta le Agenzie di rating a prevedere che gli effetti negativi sui conti pubblici non abbiano ancora raggiunto il loro picco più basso. Basti considerare l'ultimo monito lanciato dall'Agenzia Standard & Poor's, la quale da un lato ha confermato il rating "AAA" sulla Gran Bretagna, ma dall'altro ha velatamente fatto capire al Paese ed a chi lo governa che senza un forte piano di risanamento il privilegio di continuare a mantenere i merito creditizio ai massimi livelli potrebbe ben presto essere tolto.
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